Analisi a più variabili · Criterio delle derivate seconde parziali

Criterio delle derivate seconde parziali

In un punto critico, le derivate seconde parziali danno D = f_xx f_yy − f_xy², che distingue un massimo, un minimo e un punto di sella; quando D = 0, il criterio non permette di concludere. Ruota la sezione passante per il punto e osserva come si incurva.

Il criterio delle derivate seconde parziali in questa visualizzazione

In un punto critico P di una funzione f(x,y)f(x, y), entrambe le derivate parziali prime sono zero e il piano tangente è orizzontale. Il criterio delle derivate seconde parziali determina il tipo di punto dalle derivate seconde A=fxxA = f_{xx}, B=fxyB = f_{xy} e C=fyyC = f_{yy}, tramite il discriminante D=AC−B2D = AC - B^2, il determinante della matrice hessiana. Se f ha derivate seconde parziali continue vicino a P:

Il criterio in un punto critico
{un minimo locale,D>0, fxx>0un massimo locale,D>0, fxx<0un punto di sella,D<0il criterio non permette di concludere,D=0\begin{cases} \text{un minimo locale}, & D > 0,\ f_{xx} > 0 \\ \text{un massimo locale}, & D > 0,\ f_{xx} < 0 \\ \text{un punto di sella}, & D < 0 \\ \text{il criterio non permette di concludere}, & D = 0 \end{cases}

La pagina taglia una superficie con un piano verticale passante per un punto critico P in una direzione θ qualsiasi. La superficie è una forma quadratica di cui imposti le derivate seconde, oppure una tra diverse altre funzioni. Quanto la sezione si incurva in P è misurato dalla derivata seconda lungo quella direzione, fuuf_{uu}. La rosa delle direzioni intorno a P è piena dove le sezioni si incurvano verso l’alto e tratteggiata dove si incurvano verso il basso. Il criterio riguarda tutte queste sezioni insieme.

Come si incurva la sezione in ogni direzione
fuu(θ)=Acos⁡2θ+2Bcos⁡θsin⁡θ+Csin⁡2θ=m+scos⁡2(θ−θ0)f_{uu}(\theta) = A\cos^2\theta + 2B\cos\theta\sin\theta + C\sin^2\theta = m + s\cos 2(\theta - \theta_0)

Mentre θ compie mezzo giro, la derivata seconda descrive un’onda completa intorno alla linea mediana m=12(A+C)m = \tfrac12(A + C), con ampiezza s, disegnata nel piccolo grafico. I suoi valori massimo e minimo, λ1=m+s\lambda_1 = m + s e λ2=m−s\lambda_2 = m - s, si hanno in due direzioni perpendicolari e sono gli autovalori della Hessiana. Moltiplicandoli si ottiene D=m2−s2=λ1λ2D = m^2 - s^2 = \lambda_1\lambda_2. Quindi D>0D > 0 significa che l’onda non raggiunge mai lo zero. Tutte le sezioni si incurvano nello stesso verso e P è un minimo o un massimo. Una qualsiasi sezione permette allora di distinguere quale, e fxxf_{xx} è semplicemente la derivata seconda lungo x. D<0D < 0 significa che l’onda attraversa lo zero: alcune sezioni si incurvano verso l’alto e altre verso il basso, e P è un punto di sella.

Ecco perché fxx>0f_{xx} > 0 e fyy>0f_{yy} > 0 non bastano. Il termine misto fxyf_{xy} allontana i picchi dell’onda dagli assi e ne aumenta l’ampiezza senza spostare la linea mediana. Quando ∣fxy∣|f_{xy}| è abbastanza grande, una sezione diagonale si incurva verso il basso anche se entrambe le sezioni lungo gli assi si incurvano verso l’alto: la ciotola è diventata una sella.

Quando D<0D < 0, la derivata seconda è zero in esattamente due direzioni, dove l’onda attraversa lo zero, e la rosa delle direzioni le disegna come rette attraverso il disco. Sono le tangenti alla curva di livello passante per P, che si interseca con sé stessa in quel punto. È la X che un punto di sella forma su una mappa delle curve di livello.

Quando D=0D = 0, l’onda tocca lo zero o vi giace, quindi in qualche direzione il termine del secondo ordine si annulla e il criterio non permette di concludere. x2−y4x^2 - y^4 e x2+y4x^2 + y^4 hanno le stesse derivate seconde nell’origine, ma lungo y la prima funzione scende come −t4-t^4 e la seconda sale come t4t^4: una ha dunque un punto di sella e l’altra un minimo. Nella sella di scimmia x3−3xy2x^3 - 3xy^2, tutte le derivate seconde sono zero nell’origine e la superficie sale in tre direzioni e scende in altre tre. «Il criterio non permette di concludere» non significa «nessun estremo».

In un punto critico, i termini del primo ordine si annullano, quindi vicino a P la funzione è prossima al suo polinomio di Taylor del secondo ordine, pari a f(P) più una forma quadratica. L’opzione Approssimazione quadratica lo disegna sopra il disco. Quando D>0D > 0, abbastanza vicino a P il termine quadratico domina il resto in ogni direzione, perciò P è un minimo o un massimo come nell’approssimazione. Quando D<0D < 0, lo domina ancora nelle direzioni in cui l’approssimazione si incurva verso l’alto o verso il basso: f sale in alcune direzioni e scende in altre, formando una sella.

Il polinomio di Taylor del secondo ordine in un punto critico
f(P+h)≈f(P)+12(Ahx2+2Bhxhy+Chy2)f(P + h) \approx f(P) + \tfrac12\big(A h_x^2 + 2B h_x h_y + C h_y^2\big)

Da osservare

  • Un punto critico è una nozione locale. Per x3−3x+y2x^3 - 3x + y^2, il minimo in (1, 0) non è un punto più basso di tutti gli altri: la funzione diminuisce senza limite al diminuire di x.

Controlli

  • Ruota la sezione con la maniglia rossa sulla rosa delle direzioni, con il quadrante della direzione o trascinando l’onda nel piccolo grafico.
  • Il campo θ accetta gradi o un multiplo di π, come π/4.

Concetti correlati